Ciao ciao Ibra, nel girone D è tranquilla solo la Francia

Ciao ciao Ibra, nel girone D è tranquilla solo la Francia

34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 1768 volte

Era iniziato in maniera tempestosa, questo venerdì di Europeo, con la doccia mandata dal cielo direttamente sopra la Dornbass Arena di Donetsk pochi minuti dopo il calcio d’inizio di Ucraina-Francia. Le immagini del circuito internazionale inquadravano il totale dello stadio illuminato a giorno dai lampi, in uno scenario che ricordava, un po’ per il tempo e un po’ per l’effetto-astronave dello stadio dello Shakhtar, certi film di fantascienza. In realtà, ciò che ne è seguito è risultato abbastanza terra-terra, con il drenaggio del manto erboso che ha funzionato alla grande, consentendo dopo un’ora di pioggia torrenziale la ripresa della partita in condizioni quasi normali.


Ha vinto la Francia, che continuo a considerare candidata come minimo alla semifinale. Del lavoro di ricostruzione del calcio francese operato da Blanc sulle macerie dell’ammutinamento di Knysna abbiamo già parlato, ciò che mi preme sottolineare è il grande equilibrio  di questa formazione, che non ha reali punti deboli e schiera le eccellenze là dove servono maggiormente a risolvere le partite. La partita di Menez, caricato a mille dopo l’esclusione contro l’Inghilterra, ne è la dimostrazione, con l’ex romanista determinante nello sbloccare il risultato e mettere la gara in discesa. Mi piace però vedere come in tanti si stiano finalmente accorgendo del talento di Yoann Cabaye (senza l’accento sulla e!!!), che con un gol e un palo ha sigillato un inizio di Europeo da urlo. Peccato solo che in Italia ci si accorga di giocatori così sempre troppo tardi: l’anno scorso il Lilla lo cedette al Newcastle per 7.5 milioni, ora ce ne vorrebbero almeno il doppio.


La rocambolesca vittoria dell’Inghilterra sulla Svezia ha portato con sé due effetti immediati. Il primo è che i blagult salutano la compagnia anzitempo, eliminati da quel Roy Hodgson che negli anni’70, alla guida dell’Halmstad, contribuì non poco ad alzare la competitività del calcio di quel Paese. La Svezia ha confermato ciò che dicevamo da tempo, cioè di avere il problema – perché di problema si tratta – di un giocatore nettamente più forte degli altri, ma per nulla intenzionato a trascinare la squadra verso un cammino dignitoso. Non si chiedeva a Ibra di vincere l’Europeo, ma almeno di lasciare il segno, essendo circondato comunque da giocatori di livello più che dignitoso. E invece le polemiche coi compagni, la spaccatura dello spogliatoio, un Ct senza il carisma per tenere testa a una simile personalità hanno confezionato un Europeo versione calvario, una situazione che gira a tutto favore della Francia, sicura del pass anche solo con un pareggio, ma teoricamente qualificata anche con una sconfitta, se combinata nel modo giusto con un Ucraina-Inghilterra che promette scintille. I padroni di casa, al di là della sconfitta, hanno giocato un buon primo tempo, trascinati da uno Shevchenko che scalda il cuore non solo ai milanisti; resta ora da inquadrare il vero valore di un’Inghilterra che, pur nella sua modestia complessiva, è riuscita comunque a cambiare pelle rispetto all’esordio, grazie alle correzioni in corsa di un Hodgson che con buonsenso ha affiancato Carroll a Wellbeck, ridando una chance a Walcott e venendo premiato in solido proprio da loro tre. Il pensiero di un’Inghilterra che ritrova Rooney, e si presenta al cospetto dei padroni di casa con due risultati su tre in mano, crea tutte le premesse per una delle sfide più spettacolari di un Europeo che sin qui, diciamolo, ha fatto poco per divertirci. Ma da oggi, con le gare in contemporanea, inizia il bello.