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34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
22.06.2012 01:30 di Federico Casotti articolo letto 1504 volte

Parlando del Portogallo, il rischio è sempre quello di descriverlo come un fuoriclasse assoluto + 10 giocatori di buon livello, con punte verso l’alto e presenze che inevitabilmente abbassano la media. Una Svezia in scala leggermente più grande: o perlomeno, questa era l’impressione che aveva destato contro Germania e Danimarca, dove nonostante la vittoria finale Cristiano Ronaldo era finito dietro la lavagna per errori sottoporta non da lui. “Non sente la Nazionale”, “Fuori dal Real Madrid si trova fuori posto”: questi i giudizi, meritati, su CR7 dopo le prime due partite. Si era addirittura arrivati a prendere per buona l’idea di una goleada dell’Olanda contro i lusitani nell’ultima giornata, tanto strette erano le prospettive dell’undici di Paulo Bento. E invece… chissà, forse Ronaldo ha visto Ibrahimovic affondare con la sua Svezia, e ha pensato: “Io quella fine non la voglio fare”. In un modo o nell’altro, è andata effettivamente così, con la stella del Real Madrid che ha fatto tre gol, tutti decisivi, trascinando il Portogallo tra le prima quattro d’Europa, con la possibilità di una semifinale tutta latina contro Spagna o Francia.


A proposito di Francia, in molti ipotizzano una situazione esplosiva, un déja vu dei guai visti durante la gestione Domenech. Posto che tradizionalmente lo spogliatoio transalpino è sempre difficile da governare, mi sento di sottolineare la differenza tra i due coach in termini di stile, metodi di allenamento, popolarità e soprattutto legittimazione agli occhi dei giocatori. E’ vero, Blanc ha un po’ esagerato con il turnover, ma ritengo che con l’eliminazione diretta, iniziando dunque già dalla sfida con la Spagna, il Ct francese penserà a schierare la miglior formazione possibile, senza i calcoli arditi che hanno caratterizzato soprattutto l’undici anti-Svezia.


Niente calcoli nemmeno per Prandelli, che forse ha troppi giorni a disposizione per preparare la partita con l’Inghilterra, in rapporto alle pressioni e alle chiacchiere che accompagneranno la scelta dell’undici da schierare domenica sera a Kiev. Ancora tre giorni pieni – un’eternità – per decidere se passare dalla difesa a 4 (preferibile, secondo me) alla difesa a tre con De Rossi centrale. Le scelte più pesanti andranno fatte in attacco, dove – come sostengo da giorni – è difficile rinunciare a Di Natale così come a Balotelli. E Cassano, che abbiamo visto amare molto di più l’assist rispetto al tiro in porta, dove lo mettiamo? E tutti e tre insieme, sarebbe davvero un azzardo? E la carta Diamanti? Tutte domande che riempiranno il weekend, senza darci una risposta definitiva.


Curioso di vedere Germania-Grecia stasera. Ho idea che lo “spread” calcistico tra le due Nazionali si possa ridurre di molto, per una di quelle combinazioni di eventi quasi magiche che solo il calcio è in grado di proporre.


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