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34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
18.06.2012 01:30 di Federico Casotti articolo letto 1143 volte

Non c’è nulla da fare: l’ultima giornata della fase a gironi, con le partite in contemporanea e l’atmosfera da “dentro o fuori”, sta offrendo molte più emozioni rispetto alla prima settimana di gare. Dopo il ribaltone del girone A, il gruppo B ha presentato un verdetto plausibile nella sostanza, ma sorprendente nella forma. Germania e Portogallo hanno i mezzi per andare ben oltre i quarti di finale, ma certo nessuno si sarebbe aspettato un’Olanda a zero punti, per la prima volta nella sua storia sempre sconfitta in un grande torneo.

Cominciamo con l’elogiare i vincenti: su tutti la Germania di Loew, che contrariamente al retro pensiero della vigilia non ha fatto sconti alla Danimarca, chiudendo il girone con 9 punti e confermando di essere un metro avanti alla Spagna nell’ipotetica griglia delle favorite. Nella partita che ha salutato lo strabiliante traguardo di Podolski (100 presenze in Nazionale a soli 27 anni), i tedeschi hanno fatto il pieno di ottimismo in vista di un quarto di finale con la Grecia tutto da valutare. In altri contesti non ci sarebbe partita, tale è la differenza di valori in campo, ma ho idea che l’aspetto extrasportivo giocherà un ruolo importante nell’avvicinare la squadra di Fernando Santos alla Germania.

Fuori con l’onore delle armi la Danimarca, che si mangia le mani pensando a come è stata gestita male la sfida con il Portogallo: anche solo un pareggio avrebbe potuto consentire una gestione diversa di un’ultima giornata che invece ha premiato i lusitani, trascinati dal risveglio del Bell’Addormentato, alias Cristiano Ronaldo. Messo dietro la lavagna dopo due gare sciagurate, CR7 ha guardato Ibra naufragare con la sua Svezia e ha deciso di fare l’esatto opposto, trascinando di forza il suo Portogallo ai quarti. Dove si aprono prospettive interessanti, perché c’è subito la Repubblica Ceca, e in semifinale potrebbe esserci la Spagna. Non è esagerato dire che queste due partite potrebbero decidere non solo l’Europeo, ma anche la destinazione del prossimo Pallone d’oro FIFA.

Un premio che, contrariamente a due anni fa, vedrà molto, molto nelle retrovie Arjen Robben e Wesley Sneijder, le facce da copertina del peggior grande torneo che la storia Oranje ricordi. Un risultato che non deve assolutamente sminuire l’esaltante e meritata cavalcata del 2010, ma che è figlio proprio di quella delusione, della sensazione del treno della vita scappato via per sempre che attanaglia da allora gli eroi mancati di Johannesburg. Se a ciò aggiungiamo una difesa solida come un frollino inzuppato nel latte (inizio a nutrire dubbi sulla reale dimensione di uno come Van der Wiel, tanto per dire), una mediana esausta dopo mille battaglie e un attacco sulla carta devastante, ma inceppatosi proprio sul più bello, ecco che il flop di Van Marwijk non stupisce più di tanto. Curioso semmai notare che, dopo 22 anni, l’Olanda torna a perdere tre partite di fila: e nel 1990 come oggi, contro Germania (Ovest) e Portogallo. Oggi la terza è la Danimarca, 22 anni fa fu l’Italia.

A proposito: sono favorevole assai al ritorno alla difesa a 4 per la sfida con l’Irlanda. Innanzitutto si ritorna al sistema adottato per tutte le qualificazioni europee, secondariamente si riporta De Rossi in una posizione a lui più congeniale, in terzo luogo gli esterni bassi Abate e Balzaretti mi convincono molto di più di Maggio e Giaccherini nel 3-5-2. E speriamo che Di Natale torni a essere letale dal 1’.


Ps biscotto? What’s biscotto? Secondo me non ci sarà nessun biscotto. Scommettiamo? Facciamo che ne riparliamo domani…


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