Francia: chi è causa del suo Blanc...

Francia: chi è causa del suo Blanc...

34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 1960 volte

Non può essere casuale il fatto che sul podio delle peggiori partite dell’Europeo la Francia compaia in almeno due occasioni. Ma se l’1-1 iniziale contro l’Inghilterra poteva essere considerato figlio dei calcoli e della reciproca paura di non farsi male, il quarto di finale contro la Spagna ha visto Laurent Blanc cadere in pieno nella trappola, neanche tanto nascosta, preparata per lui da Del Bosque.


E dire che le premesse della vigilia erano parse chiare: il Ct dei Bleus che prende l’Italia del debutto a Danzica come esempio da imitare per arginare la Spagna con equilibrio e solidità ma senza snaturarsi, dall’altra parte un Del Bosque che pare quasi assecondarlo con il ritorno al 4-6-0 tutto tocchetti ma senza un vero e proprio centravanti di riferimento. Insomma, sul piano tattico c’erano tutte le premesse per un quarto di finale realmente incerto. Fino a quando non abbiamo letto la formazione della Francia.


A posteriori è tutto più facile, ma anche nel prepartita le perplessità su un centrocampo così prudente erano tante e ben argomentate. Passi per l’ennesima maglia da titolare a un Alou Diarra che per Blanc è l’equivalente di una coperta di Linus, soprattutto dopo la resa al cospetto di Gourcuff; ma perché schierare contemporaneamente due terzini destri? D’accordo, Debuchy nasce come centrocampista nei suoi primi anni al Lilla, ma voi come reagireste se stasera Prandelli, in un impeto di prudenza, schierasse Abate a centrocampo “perché lo faceva già ai tempi del Piacenza”? Quello che è successo alla formazione della Francia non è molto dissimile, e ha posto le solide basi per la vittoria iberica ben prima del fischio d’inizio.


Una copertura eccessiva ha infatti mortificato l’intero asse di impostazione, perché ovviamente il centrocampo si è consegnato armi e bagagli al tikitaka spagnolo, badando solo a spezzare il gioco altrui e quasi mai a costruire. Cabaye, uno dei più positivi nella fase a gironi, ha agito a intermittenza, mentre Ribery era l’emblema vivente delle tensioni ritornate nello spogliatoio francese quando meno se le aspettavano: mai un pallone buono arrivato dai compagni, ma nemmeno uno spunto personale, un tentativo di saltare l’uomo, un’illuminazione a ravvivare una manovra compassata e senza qualità.


Su Benzema ci sarebbe poi da aprire un discorso a parte, perché l’ex fenomeno del Lione è apparso alle prese con delle difficoltà più grosse di quanto si creda. Il 4-2-3-1 mourinhano è ben diverso dal 4-2-3-1/4-3-3 di Blanc, non solo per la qualità degli interpreti con cui si trova a interagire ma anche per i movimenti che gli vengono richiesti: ficcanti ed efficaci nella Liga, impacciati e sterili in Nazionale. La quarta partita a Euro 2012 senza gol è stata anche la più frustrante per Benzema, che praticamente non è mai riuscito a entrare in area avversaria, abbandonandosi a conclusioni sciatte e velleitarie.


Un po’ di varietà poteva arrivare da Menez e Nasri, ma così non è stato: personalmente avrei schierato l’ex romanista dall’inizio, arretrando Debuchy e collocando in panchina un Reveillere palesemente non all’altezza del contesto.  Proprio le scelte in sede di convocazione sono parte del redde rationem che attende Blanc nei prossimi giorni. Ritengo che il bilancio complessivo del biennio sia comunque più che sufficiente, perché 23 gare senza sconfitte (con in mezzo Brasile, Inghilterra e Germania) arrivano solo grazie a un grande lavoro: purtroppo per “Le President”, il gruppo ha dimostrato nel momento cruciale di non aver ancora sanato del tutto le ferite sudafricane di due anni fa, sfaldandosi al primo colpo di vento. Un peccato, perché la partita contro l’Ucraina aveva illuso tutti sulle possibilità francesi di giocare un ruolo da outsider di lusso: la realtà è stata invece impietosa, perchè la squadra si è involuta nel gioco e nell’atteggiamento, vittima dei suoi stessi demoni e forse anche delle fatali indecisioni del suo Ct. Doppiamente fatali, perché tra qualche mese, quando la Francia ritroverà la Spagna nelle qualificazioni al Mondiale brasiliano, la faccia in panchina potrebbe essere quella di un altro.

ps che tutto questo sia avvenuto il giorno del 40° compleanno di Zinedine Zidane è secondo me abbastanza ironico. Dal giorno della finale di Berlino, il calcio francese è come un corpo senza testa. Vero che giocatori così nascono ogni tanto (e la Francia in questo senso è già stata benedetta in abbondanza nella sua storia), ma che questo movimento, così prolifico e attento alla formazione, non riesca a produrre un leader carismatico, anche se non necessariamente coi piedi di Zizou, resta secondo me un grande mistero e il più grande limite dei francesi in prospettiva breve-medio termine.