IL BORSINO DI EURO 2012: GRUPPO A, IL SOGNO POLACCO, LA CERTEZZA RUSSA

IL BORSINO DI EURO 2012: GRUPPO A, IL SOGNO POLACCO, LA CERTEZZA RUSSA

Nato a Milano nel 1978, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Voce della Ligue 1 dal 2010, autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter @federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 1974 volte

Siamo ormai entrati nella strettissima vigilia dell’Europeo. Con ancora quattro giorni alla partita inaugurale di Varsavia, è giunto il tempo di tirare le somme della preparazione delle magnifiche 16, pronte a battagliare per il trono d’Europa, cominciando dal Gruppo A.


Polonia - delle due Nazioni ospitanti pare quella messa meglio, candidata più credibile al ruolo di rivelazione del torneo. A dir la verità, la marcia di avvicinamento della banda Smuda appare quasi indecifrabile: 0-0 a febbraio con il Portogallo, due vittorie striminzite con Lettonia e Slovacchia, un poker (e ci mancherebbe altro) rifilato ad Andorra. L’impressione è che sia meglio di come appaia, non solo per il trio del Borussia Dortmund ben distribuito lungo la formazione. Ludovic Obraniak, naturalizzato insieme all’altro francese Perquis e al tedesco Boenisch, arriva da una seconda parte di stagione molto positiva a Bordeaux. Potrebbe essere lui, con il suo estro e un sinistro da urlo, la stella che non ti aspetti.


Grecia – un pareggio contro la Slovenia e una vittoria di misura sull’Armenia: volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, almeno sono state evitate figuracce da una Nazionale chiamata a una figura dignitosa, con il pensiero a un Paese che sta vivendo preoccupazioni ben più grandi della vigilia di un Europeo. I miracoli non si ripetono, ragion per cui quello che è successo nel 2004 resterà un unicum: ma l’atteggiamento offensivo dato alla squadra da Fernando Santos va apprezzato. Anche se a ben guardare, nel trio là davanti Gekas è in là con gli anni, Salpigidis da tempo non è più un fulmine di guerra e il solo Samaras (il Mark Hateley del terzo millennio) arriva al torneo nel pieno della maturità, pur non essendo un bomber in senso stretto. Dal secondo al quarto posto, Karagounis e compagni possono fare qualsiasi cosa.

Russia – parlando prima della Grecia, ho specificato chiaramente “dal secondo a l quarto posto”. Perché francamente non vedo come possa sfuggire alla Russia la vittoria nel girone A. Al di là del 3-0 all’Italia, che può apparire persino fuorviante visti i pareggi contro Lituania e Uruguay nei test precedenti, siamo davanti a un movimento calcistico in crescita come pochissimi altri in Europa. L’entusiasmo per il Mondiale 2018 ha contagiato tutti, anche i giocatori agli ordini di Advocaat, che in grandissima parte tra sei anni saranno… semplici spettatori. La squadra in effetti ha un’ossatura di giocatori maturi, con il capitano Arshavin a illuminare Kerzhakov e Pavlyuchenko. Dick Advocaat, che già quattro anni fa fece il miracolo di portare la Coppa UEFA a San Pietroburgo, ha la possibilità di entrare definitivamente nella storia del calcio russo, più di Guus Hiddink. Infatti andrebbe bene anche solo una replica di Euro 2008: ma a pensarci bene, perché porsi dei limiti?

Repubblica Ceca – la sconfitta contro l’Ungheria ha raffreddato gli entusiasmi di una squadra che personalmente non mi convince del tutto. Il punto di riferimento è Rosicky, giocatore dalla classe cristallina quanto inespressa, mentre in avanti sono curioso di vedere all’opera in un contesto “da grande” Tomas Necid. Nel 2006, quando commentai l’Europeo Under-17, mi segnai quattro nomi: il suo, Kroos, Bojan e Pjanic (che allora giocava per il Lussemburgo). Talento interessante, ma è il resto della rosa che mi lascia perplesso. Attingere a piene mani dal Viktoria Pilsen, pensando anche al cammino fatto quest’anno in Champions League, è sinonimo di basso profilo. Ad ogni modo, sarò ben lieto di essere smentito dalla banda Bilek.