IL BORSINO DI EURO 2012: GRUPPO B, ALMENO UNA E' DI TROPPO

IL BORSINO DI EURO 2012: GRUPPO B, ALMENO UNA E' DI TROPPO

Nato a Milano nel 1978, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Voce della Ligue 1 dal 2010, autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 2908 volte

Al momento del sorteggio, era sin troppo facile considerare il Gruppo B come il girone di ferro. In realtà le ultime settimane hanno sgranato un filino di più le quotazioni delle quattro squadre, soprattutto per colpa del Portogallo. Il mio personale borsino lo inizierei però dalla testa di serie, vale a dire l’Olanda. Tanti anni di Eredivisie su Sportitalia mi rendono difficile parlare in maniera eccessivamente critica della banda Van Marwijk, che però mi convince meno rispetto a due anni fa, quando ero assolutamente certo della possibilità di fare un gran Mondiale. Rispetto al 2010 cambia il quadro psicologico di due uomini chiave, Sneijder e Robben: allora erano in ascesa, ora devono rimettere assieme i cocci di un biennio a tratti devastante, a livello individuale. L’Olanda li aspetta perché non può fare a meno di loro, ma rappresentano secondo me un’incognita ancora più grande della tenuta difensiva. In ogni caso, con i capocannonieri di Premiership e Bundesliga nella rosa, i gol segnati non rappresenteranno un problema.


Il fatto è che a me piace moltissimo la Germania di Loew. La considero la vera candidata al titolo europeo. Un po’ perché negli ultimi dieci anni la Nationalmannschaft si è spesso fermata sul più bello (per nostra fortuna anche sei anni fa), un po’ perché questa generazione di giocatori tedeschi, frutto di una pianificazione che ha coinvolto tutti, dalla base ai più grandi club di Bundesliga, merita un trofeo, senza se e senza ma. Occhio però alla sfida con l’Olanda, da sempre vissuta in maniera molto partecipata dall’ambiente Oranje: il 3-0 in amichevole di novembre rischia di essere fuorviante per i tedeschi. Ma ho idea che nella testa di Loew i campanelli d’allarme siano già squillati in abbondanza dopo il mezzo disastro di Basilea della settimana scorsa.


Dicevo invece in apertura del Portogallo. Ho visto un po’ della sfida con la Turchia e comprendo la preoccupazione degli ambienti lusitani, anche perché l’1-3 del Da Luz fa seguito agli 0-0 contro Polonia e Macedonia. Il gol, questo sconosciuto, nonostante in squadra ci sia un uomo da quasi 90 reti in due anni di Liga. Ecco, ho idea che per CR7 si possa fare quasi lo stesso discorso che si faceva ieri per Ibra: abituati a essere i terminali d’attacco di grandissime squadre di club, vanno in difficoltà e si innervosiscono nel momento in cui non ricevono lo stesso “trattamento” in Nazionale. Il livello complessivo del Portogallo è comunque più alto di quello della Svezia, ma il problema è abbastanza simile, anche perché se le alternative sono Hugo Almeida e Helder Postiga, come si dice qua a Milano… semm a post.


Ecco allora che sarebbe sbagliatissimo considerare la Danimarca un fragile vaso di coccio in mezzo a presunti vasi di ferro. Nella peggiore delle ipotesi, l’”Olsen’s Eleven” sarà indirettamente decisivo per la lotta per il secondo posto, rubando punti determinanti a una tra Olanda e Portogallo. La squadra è discreta, ma contro il Brasile ha dimostrato di patire molto la differenza di cilindrata. La domanda è: sapranno Germania, Olanda e Portogallo esprimere sul campo la loro superiorità espressa sulla carta? Secondo me non sarà così automatico, soprattutto contro l’Olanda, visto che tre quarti della rosa gioca, o ha giocato, o è stata formata in Eredivisie. Al di là di tutto, spero possa essere anche un po’ l’Europeo di Eriksen, ventenne con una classe che da quelle parti cercavano dai tempi dei fratelli Laudrup. Peccato solo che più passa il tempo, più sale la quotazione e più sarà difficile vederlo dalle nostre parti.