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Giovedì 14 Novembre 2019                     
ITALIA: CHI BEN COMINCIA... CONTINUI COSI'!

ITALIA: CHI BEN COMINCIA... CONTINUI COSI'!

34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Voce della Ligue 1 dal 2010, autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti   Vedi letture

E’ un bicchiere per tre quarti pieno, quello che Prandelli si è versato per brindare al termine della partita con la Spagna. Una prestazione positiva, quella degli azzurri, che escono dallo stadio di Danzica con in corpo una buona dose di autostima che ridimensiona i dubbi e le perplessità destate dallo 0-3 di Zurigo contro la Russia. Il bicchiere vuoto per un quarto – punti di vista – dipende proprio dalla bontà della prestazione dell’Italia, che si ritrova con in mano un risultato per il quale si sarebbe firmato alla vigilia, e che invece con un pizzico di cinismo in più sarebbe potuto diventare anche migliore.


La partita con la Spagna ha offerto tanti motivi di ottimismo: su tutti, il fatto che la formazione di Prandelli abbia notevoli margini di miglioramento. De Rossi centrale nella difesa a tre ha tutto sommato convinto, anche perché quando i due esterni Maggio e Giaccherini tornavano in copertura (spesso), il romanista poteva riprendersi qualche metro di vantaggio rispetto al resto della linea arretrata. Ci si aspettava qualcosina di più in termini di leadership da Chiellini, mentre a centrocampo Marchisio e Motta, pur sfiorando entrambi il gol, sono praticamente a livello sufficienza. In avanti Cassano mi è piaciuto più di un Balotelli che continua a sprecare occasioni per diventare definitivamente un grande campione… e basta. La tempistica di Prandelli nel cambio con Di Natale non è stata secondo me casuale: a parte che l’attaccante dell’Udinese ha subito premiato la scelta del Ct (lui che quattro anni fa fallì il rigore decisivo a Vienna proprio contro la Spagna), ma Balotelli ha evidentemente bisogno di questi segnali. Io contro la Croazia lo schiererei ancora titolare: se Prandelli ha colpito nel segno, il ragazzo si sveglierà. Ma non bisogna commettere l’errore di considerare scollinato l’impegno più difficile, sottovalutando così Irlanda e Croazia.


La Spagna per contro si è allineata alle scelte recenti di Del Bosque, soprattutto in attacco. Il 4-6-0 iniziale era una manifestazione di sfiducia a priori per Fernando Torres: sfiducia del tutto giustificata peraltro al cospetto di un attaccante la cui involuzione mi ricorda pesantemente quella di Andriyi Shevchenko. Poi magari si sveglia e diventa il Paolo Rossi del 2012, ma ho francamente i miei dubbi. Il fatto è che le alternative scarseggiano: Pedro non è punta pura, Llorente è troppo “fisicato” e macchinoso per tenere testa al tikitaka, e Negredo un’incognita a 360°. Resta un mistero la rinuncia a Soldado, probabilmente l’attaccante meglio integrabile nella formazione attuale. La Spagna passerà la fase a gironi, ma i primi segnali parlano di una squadra che tatticamente ha ormai pochi misteri e che fatica a imporre il suo gioco come ai bei tempi.


Vittoria pesante invece per la Croazia sull’Irlanda. Ha prevalso la squadra con più talento, soprattutto a centrocampo dove Modric si è confermato l’irrinunciabile faro della squadra. Proprio sulle mediane si è secondo me decisa la partita: talentuosa e ricca di fantasia la linea croata, molto più prevedibile quella irlandese, che ha pagato la povertà di iniziativa degli interni e la giornata-no di McGeady, la vera delusione dell’incontro, non a caso rimpiazzato presto da Trapattoni. Con la gara già compromessa, l’Irlanda era tutto un palla-a-Duff-sulla-destra-e-vediamo-che-succede. Nulla, ovviamente, con in più la sfortuna che si è abbattuta implacabile sui verdi in occasione del gol del 3-1. Per la banda del Trap l’Europeo pare quasi compromesso, a meno di miracoli.


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