Italia, non resta che fidarsi. Torres, come non detto

Italia, non resta che fidarsi. Torres, come non detto

34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 1905 volte

Come temevamo, la Croazia si è rivelata ancora una volta la bestia più nera che ci sia per il calcio italiano. Incredibile come passino gli anni, e gli azzurri vadano sistematicamente in difficoltà contro una Nazionale rognosa sì, ma certo non imbattibile. Si è avuta l’impressione di un’Italia a due facce: molto buona, se non a tratti brillante, nel primo tempo, dove ha tenuto costantemente il predominio territoriale e ha creato un buon numero di occasioni, inspiegabilmente sazia e pacata nella ripresa, nonostante fosse chiaro a tutti, già prima del gol di Mandzukic, che la situazione si prestasse a beffe finali.


Non so quanto convenga stravolgere la formazione in vista della sfida con l’Irlanda: come ha sottolineato giustamente Prandelli, la squadra in fondo c’è, e buona parte dei problemi sono riconducibili a un cambio “strutturale” del sistema di gioco. Più che altro non convincono gli esterni, Giaccherini in particolare, nonostante sia lui che Maggio siano abituati più di altri al 3-5-2, mentre l’assenza di una prima punta vera rende un azzardo l’eventuale rinuncia a uno tra Balotelli e Cassano, fino a questo momento specchi di un’Italia che ha il potenziale, promette la redenzione, ma si perde sempre sul più bello.


Lo squillante 4-0 della Spagna sull’Irlanda ci dà invece tantissimi segnali indiretti. Innanzitutto, dà valore alla prova degli azzurri di domenica scorsa, perché la Roja vista ieri sera, benchè contro la farinosa retroguardia irlandese, è squadra tutt’altro che satolla. Rivedo con piacere le mie considerazioni di qualche giorno fa su un Fernando Torres tornato a vivere una serata da bomber senza se e senza ma, che forse ha fatto capire a Del Bosque che nessun centrocampista, per quanto tecnico e fuori categoria, può sostituire un attaccante anche se questi è in difficoltà.


Soprattutto – credevate non ne parlassi… - riesce difficile che una Spagna così straripante vada a fare 2-2 con la Croazia. Giusto segnalare al mondo l’eventualità del “biscotto”, ma senza esagerare in allarmismi preventivi: è vero che lo Svezia-Danimarca del 2004 fece malissimo, ma quattro anni fa ci dovemmo scusare con gli olandesi dopo averli crocifissi prima ancora che scendessero in campo. Pensiamo innanzitutto a fare il nostro dovere; e speriamo che l’infelice frase di Buffon “meglio due feriti che un morto” non sia arrivata in Spagna e Croazia.