Italia senza paura: adesso nulla le è precluso

Italia senza paura: adesso nulla le è precluso

34 anni, milanese, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Già voce della Eredivisie, dal 2010 commenta la Ligue 1. Autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 2440 volte

Più riguardo la sintesi, più faccio fatica a credere che Italia-Inghilterra abbia avuto bisogno dei calci di rigore per consegnare la meritatissima semifinale alla squadra di Prandelli. L’analisi della prestazione degli azzurri va necessariamente filtrata dal tifo, che per definizione fatica ad accettare le critiche, anche le più costruttive.


Cominciamo però dai lati positivi, che sono tanti. Prandelli, magari con un percorso tortuoso, ha ottenuto un obiettivo del quale gli verrà reso merito più avanti, a Europeo finito: ha riportato l’Italia tra le grandi d’Europa, non solo in maniera formale (le semifinali di Euro 2012), ma – soprattutto – in maniera sostanziale. Ha raccolto le macerie di Sudafrica 2010 e ne ha plasmato un gruppo vero, dove le tante anime della squadra (i reduci dal Mondiale, i due “scapestrati” dell’attacco, la generazione di mezzo dei Montolivo, Nocerino, Abate, etc) convivono in perfetto equilibrio dentro e fuori dal campo. La qualità del gioco offerta, l’atteggiamento propositivo ma mai spavaldo con cui è stata affrontata ogni partita, costringono il resto d’Europa a rivedere i triti luoghi comuni sull’Italia “che gioca e fa giocare male”; dall’altra parte, i problemi avuti a questo Europeo da Francia e Olanda dimostrano che la corretta gestione di uno spogliatoio non è né scontata, né marginale.


Contro l’Inghilterra Prandelli ha saggiamente insistito sul 4-3-1-2: non tanto per le indicazioni emerse con l’Irlanda, quanto per ribadire come la difesa a tre delle prime due partite fosse una soluzione di pura emergenza. La scelta ha premiato soprattutto per due ragioni: la coppia centrale Bonucci-Barzagli ha neutralizzato Rooney e non ha sfigurato al cospetto di Carroll sui palloni alti, mentre De Rossi, restituito al suo ruolo, è stato senza tema di smentita il migliore in campo. Non è casuale il fatto che, dal momento della sua uscita, l’Italia abbia perso un pizzico di equilibrio là in mezzo, senza peraltro mai rischiare davvero di pagare dazio. Andrò magari controcorrente, ma per un De Rossi sontuoso ho visto un Marchisio decisamente sottotono e un Pirlo la cui valutazione, al netto di un rigore calciato come solo i grandissimi sanno fare, non va di molto sopra la sufficienza. Ma va bene così, ci mancherebbe.


L’Inghilterra ha offerto una prova di qualità talmente infima da non meritare nemmeno un’analisi particolarmente approfondita. Mi dissocio però dal tiro al piccione nei confronti di Roy Hodgson, che con il materiale a disposizione non poteva assolutamente fare più di così. Arrivato meno di due mesi fa, l’ex Ct di Svizzera e Finlandia è riuscito a vincere un girone definito alla vigilia “di ferro”, senza Lampard e con Rooney disponibile solo per l’ultima gara. La differenza di qualità tra il centrocampo azzurro e quello inglese era talmente netta già sulla carta, da non lasciare molta scelta nell’impostazione della partita: e la prestazione involuta di Gerrard, l’unico in teoria in grado di schiodarsi dalla mediocrità generale, ha incenerito sul nascere ogni speranza di vedere un’Inghilterra propositiva e non passiva.


Ora ci tocca la Germania. Premesso che se c’è una Nazionale che i tedeschi non vorrebbero mai affrontare nei grandi tornei, quella è l’Italia, credo che non sia un male partire sfavoriti e dunque con un basso profilo. Potrebbe avere un peso maggiore semmai la condizione fisica: un calendario discutibile concede infatti all’Italia due giorni di riposo in meno, per tacere dei supplementari giocati dagli azzurri e dell’agile vittoria della squadra di Loew con la Grecia. Sarà importante gestire bene le energie e interpretare bene la partita: Muller, Gomez e Podolski saranno freschi e riposati dopo il turnover dei quarti, e sarebbe irresponsabile da parte nostra pensare di poter imporre ai tedeschi il nostro gioco pari pari come con l'Inghilterra. Siccome in fondo concedersi qualche ripartenza non sarebbe un delitto, penso ad esempio che Antonio Di Natale, nemmeno sfiorato dalle fatiche di Kiev, possa essere l’uomo giusto dal 1’, con un Balotelli a parziale riposo, pronto a entrare con la stessa efficacia mostrata contro l’Irlanda. Ma di questo, fortunatamente, potremo parlare per altri quattro giorni.