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Venerdì 13 Dicembre 2019                     
La solita, grande passione

La solita, grande passione

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Alessandro Cavasinni Twitter:    Vedi letture

Sarà l'Europeo dell'ormai ex proletario Vardy o del dio Zlatan? Del frustrato Griezmann o del puntuale Müller? Della classe di Iniesta, dell'elettricità di Hazard o del luccicante Cristiano Ronaldo? Difficilmente sarà l'Europeo di Sturaro e Ogbonna. Certamente non lo sarà dell'Olanda: Orange fuori dal torneo proprio quando la formula ha allargato la partecipazione a 24 Nazionali facendo carne di porco. E il cuore sanguina.

Venerdì comincia Euro 2016, la Francia aspetta con ansia. Da queste parti non si vince nulla dal 2000, quando Deschamps e compagni superarono nella finale di Rotterdam gli azzurri di Dino Zoff. All'epoca, il buon Didier comandava in mezzo al campo, tenendo ancora a bada l'esuberanza di un certo Patrick Vieira. Adesso dirige dalla panchina i padroni di casa. Sembra una vita, calcisticamente lo è. Sedici anni da quel maledetto gol di Wiltord che a pochi secondi dal fischio finale vanificò la rete di Delvecchio e spedì tutti ai supplementari. Ricordiamo bene il sipario: “E' finita come peggio non poteva”, per dirla alla Bruno Pizzul.

A noi che abbiamo superato i trenta, quel calcio manca parecchio. Non per l'“ignoranza” (termine ormai abusato: basta) o per mera malinconia dei giovani virgulti che eravamo. Ci manca perché quello era un football meno patinato e più reale. Era calcio di erba e sudore, non di lustrini, sciacalli ed esasperazioni. Vero, lì è possibile ritrovare le prime mosse di quello che oggi è diventato questo sport, ma forse le tracce restavano ben nascoste.

E poi, la verità, è che generalmente si è persa parecchia qualità nei protagonisti. Proporre raffronti col recente passato fa impallidire. Una mediocrità che qui in Italia è ben sottolineata dalle convocazioni di Antonio Conte (scelte discutibili e infortuni a parte): difficilmente riusciamo a individuare un organico così poco competitivo per gli azzurri. Che magari ci sorprenderanno: è la speranza di tutti. Ma non giureremmo sulla cabala di ritrovare Belgio e Svezia nello stesso girone esattamente come sedici anni fa.

Assenza di qualità dicevamo. Di gente decisiva, di giocatori di carattere. A Euro 2016 saranno più i bluff che i cavalli di razza. Pazienza, a noi che siamo drogati di pallone ci importa solo se ci fermiamo a pensare. Ci importa fino al calcio d'inizio. Poi è passione. La solita, grande passione.


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