Road to Kiev: ultimo chilometro!

Road to Kiev: ultimo chilometro!

Nato a Milano nel 1978, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Voce della Ligue 1 dal 2010, autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti articolo letto 2505 volte

E’ troppo fresco il ricordo delle due semifinali di Champions League per poter soppesare con superficialità le partite che determineranno la finalissima di Euro 2012. Il piano di lettura, se non analogo, è quantomeno simile: due favorite abbastanza chiare, che hanno sin qui rispettato i pronostici della vigilia, e due outsider bene attrezzate, con le armi giuste per far saltare il banco. E fortunatamente, almeno per lo spettacolo né il Portogallo né tantomeno l’Italia paiono ispirarsi al non-gioco del Chelsea.

Entrambe le partite hanno una componente emozionale, e un’altra oserei dire “antropologica”, che meritano di essere approfondite. Spagna-Portogallo è derby vero: una rivalità basata su secoli di competizioni, dove al posto dei giocatori scendevano in campo i vascelli alla conquista del Nuovo Mondo, con un latente complesso di inferiorità dei lusitani nei confronti di Madrid. Amici portoghesi mi raccontavano che la loro lingua è fatta in modo che gli spagnoli non la possano capire, mentre loro capiscono facilmente il castigliano: non so quanto ci sia di vero in tutto questo, ma già l’aneddoto in sé rende l’idea di quanto sia serrata la competizione “a tutto campo”.

Sul fronte calcistico, la Spagna si trova davanti una squadra che la conosce bene come poche altre: il 4-0 rifilato due anni fa a Lisbona sarà pure stato un test amichevole, ma non può essere arrivato per caso. Curioso semmai notare come Josè Mourinho finora si sia rigorosamente astenuto dal commentare una sfida che lo riguarda eccome. Considerato dai media spagnoli, soprattutto nel primo anno al Real, una sorta di “cavallo di Troia” all’interno del calcio iberico, ha in effetti rischiato di spaccare un blocco Real-Barça che con indosso la maglia della Roja è sin qui sempre riuscito a mettere da parte antiche e nuove rivalità, al cospetto del bene comune. Di sicuro dovremo aspettarci una partita sul filo della tensione e della provocazione, dove il clan dei portoghesi madridisti – Pepe in particolare – non si dovrebbe tirare indietro in questo senso.

Su Germania-Italia avremo modo di parlare più diffusamente anche domani. Personalmente, ritengo che dall’Italia, pur sulla scia dell’atteggiamento propositivo visto nelle ultime partite, non ci si possa aspettare lo stesso tipo di prestazione visto contro gli inglesi. Sarebbe più logico semmai prendere come metro di paragone la prestazione con la Spagna: la caratura dell’avversario lo impone, e rispetto al debutto di Danzica possiamo mettere sul piatto un’autostima nettamente più alta (siamo arrivati all’Europeo sull’onda di tre sconfitte consecutive, non dimentichiamolo mai!). Per questo, proprio perché ci saranno meno possibilità di condurre la partita, e più occasioni per cercare la ripartenza, sarebbe un delitto (sportivo) rinunciare a un Di Natale oltretutto nemmeno sfiorato dalle fatiche di Kiev. Nelle prossime ore capiremo se Prandelli la pensa allo stesso modo, e chi sarà nel caso il sacrificato per la sfida di Varsavia.