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Sabato 23 Novembre 2019                     
IL BORSINO DI EURO 2012: ITALIA E SPAGNA, PROVE DI FUGA

IL BORSINO DI EURO 2012: ITALIA E SPAGNA, PROVE DI FUGA

Nato a Milano nel 1978, Federico Casotti è dal 2004 anchorman e telecronista di Sportitalia. Voce della Ligue 1 dal 2010, autore dell'e-book "Parigi non è stata fatta in un giorno", edito da Amazon. Twitter@federicocasotti
 di Federico Casotti   Vedi letture

Nei grandi tornei, siano essi per club o per Nazionali, di solito la qualità complessiva di un girone viene misurata dal valore effettivo della “terza forza”: più debole è la squadra in teoria candidata al terzo posto, più il girone è abbordabile per le prime due. Un concetto semplice, in apparenza, anche se stranamente non viene applicato con molta convinzione in un perfetto caso di scuola come il girone C di Euro 2012. L’Italia non solo è sulla carta molto più forte di Irlanda e Croazia, ma ha anche la possibilità di incontrare subito la formazione più forte, la Spagna, sperando magari che un contemporaneo pareggio a Poznan riduca di molto le velleità delle due outsider. Per questo, al di là delle tre sberle in salsa russa incassate a Zurigo e dell’infortunio a Barzagli – sarà un grosso handicap per la difesa – io ritengo che l’Italia abbia tutto dalla sua parte per qualificarsi ai quarti di finale con un certo agio.


Certo, la favorita del gruppo rimane la Spagna, che però – le recenti semifinali di Champions League insegnano – non deve commettere l’errore di prendere tutto per dovuto. Del Bosque ha cambiato pochissimo rispetto a Sudafrica 2010, visto che le facce nuove sono solamente 4: Juanfran, Jordi Alba, Santi Cazorla, Alvaro Negredo. E ricordiamoci i ko di Villa e Puyol… Del Bosque ha così sfruttato la fase delle pre-convocazioni per un lavoro di prospettiva, aggregando e facendo esordire in amichevole nomi come Benat, Javi Garcia, Nacho Monreal, che all’Europeo non ci saranno ma che costituiscono il futuro prossimo della Roja. Una Nazionale che all’Europeo non avrà mezze misure: o la sindrome della pancia piena (e del logorio psicofisico generato dal dualismo Real-Barça) sorprenderà in negativo, o l’orgoglio di mille battaglie porterà le Furie Rosse a un altro torneo memorabile. L’età media è ancora bassa e lo consente, i chilometri sul tachimetro forse un po’ meno.


Difficile invece delineare una chiara favorita tra Irlanda e Croazia nel ruolo di terzo incomodo. La squadra del Trifoglio arriva da un paio di amichevoli senza infamia e senza lode contro Bosnia e Ungheria, ma ha due caratteristiche radicate e inscalfibili. E' una squadra alla quale è difficilissimo fare gol, e il Trap c’entra fino a un certo punto (andatevi a vedere i VHS di Italia’90…); soprattutto, ha una tempra e una coesione di gruppo che può fare miracoli, anche se tre pareggi non potranno bastare. Occhio ad Aiden McGeady: la sua scelta di emigrare in Russia lo ha forgiato fino a farlo diventare insieme a Robbie Keane il vero leader della squadra.


Irlanda quindi abbastanza prevedibile, mentre lo è molto di meno la Croazia, capace di pescare la giornata di gloria quando meno te lo aspetti. L’Italia e Trapattoni lo sanno bene, ricordando l’1-2 di dieci anni fa  a Ibaraki. Due i superstiti di quella partita (Pletikosa e Simunic), mentre il deus ex machina di quell’incontro, Ivica Olic, ha alzato bandiera bianca pochi giorni fa. La squadra appare rognosa come sempre, anche se il 3-1 all’Estonia e l’1-1 in Norvegia paiono test abbastanza veritieri sul suo attuale livello. Un undici ben strutturato, con un centrocampo molto tecnico costruito intorno al talento fragile di Luka Modric, con il compito di supportare un attacco non irresistibile ma sempre con la giornata di gloria in canna. Per Bilic, ultimo a essere sedotto dai petrorubli della Lokomotiv Mosca (ma da luglio), potrebbe non essere necessario motivare i suoi ragazzi con la storia del regalo d’addio: i Vatreni non hanno mai faticato a trovare stimoli, nella loro giovane storia calcistica.


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